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Mr. H,
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cancro |
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Ci sono donne che preferiscono farsi asportare entrambi i seni – sani – piuttosto che correre il rischio di affrontare un tumore, e tutto ciò che la malattia comporta. A livello fisico ma soprattutto psicologico. Perché queste donne sanno che il corpo può guarire dal cancro, ma hanno paura che la (loro) mente non lo farà mai. Esistono donne che preferiscono un’operazione invasiva, una mutilazione permanente, un comunque inevitabile trauma psicologico, alla sola possibilità di essere “una che ha avuto il cancro”. Questo vuol dire che i fantasmi legati al cancro sono ancora molto più forti della malattia stessa. Gli stessi fantasmi che solo qualche decennio fa impedivano perfino di pronunciarne il nome, che hanno portato a coniare espressioni come “un brutto male” o “il male del secolo”, che creano ancora imbarazzo e timore al solo parlarne. I fantasmi che evocano morte, che alimentano il tabù, che evitano le domande. Sì, perché pare che quando si parla del proprio cancro a qualcuno, quando si ha la fortuna di imbattersi in occhi in grado di ascoltare, quel qualcuno comunque non farà MAI domande. Ascolterà in silenzio, magari si commuoverà un pochino, al massimo esclamerà qualcosa tipo “accidenti”, ti guarderà in modo diverso, anche solo per un attimo, ma non ti chiederà niente. Evidentemente non esistono curiosità intorno al cancro. Si crede di sapere, forse, oppure non si vuole farlo. Magari si teme di essere troppo indiscreti, di avanzare su un terreno minato, e di non poter osare altro, dopo essere stati ammessi in un luogo tanto doloroso e privato. Ma non è così. Non sempre, almeno. Le domande sono sempre importanti. Soprattutto quando si è sicuri di poter rispondere.