Ottobre 2008


Oggi ho scoperto che bere una Tennent’s Super in pausa pranzo può avere effetti collaterali imprevedibili. Ad esempio amplificare quella strana e inaspettata leggerezza che mi pervade da qualche giorno, che mi ha aiutato a buttare all’aria un po’ di paletti mentali e di sovrastrutture, che mi ha spinto a scoprire un lato di me che avevo dimenticato. Quello che si lascia andare. La Tennent’s Super ha amplificato. Una persona preziosa ha fatto tutto il resto.

Balthus - Katia lisant

Balthus - Katia lisant

Viviamo d’incanto per non morire mai

Nei nostri sogni parliamo la lingua degli angeli

Noi siamo quelli che hanno aperto la finestra

per far entrare la luce

Mostriamo con orgoglio le gioie di cui ci adorniamo

e i nostri scrigni preziosi

A volte ci si illuminano gli occhi

Ma guardate anche nelle nostre soffitte

E’ lì che nascondiamo i nostri dolori

Controllate: non c’è un dito di polvere.

27 gennaio 1994

Leggo sempre i lanci di copertina. Non che mi fidi ciecamente, ma li leggo. Quello di “Carne e sangue” dice: C’è così tanta esperienza in questo romanzo. Psichiatri, psicologi, sociologi, abbandonate i vostri manuali… passate alla letteratura, e coglietene il succo (Le Monde). E poi, sulla quarta: Dalla prima pagina del romanzo, senti di essere nelle mani di uno scrittore di inusuale talento. Le parole creano un mondo più vivido, più chiaramente percepibile, più definito di quello in cui giornalmente cammini.

Tutto vero.

Perché Cunningham è uno che, ad esempio, descrive i rapporti familiari con pennellate così:

Il padre di Ben aveva parcheggiato e stava scendendo. Portava con sè il suo austero spirito di sacrificio, la sua infinita virtù. Ben corse da lui ed entrò nella sua bontà, nel suo rigore e nel suo lavoro quotidiano. Per un attimo furono entrambi la stessa persona. Poi suo padre disse “Ehi, socio, come va?” e il suono della sua voce fu sufficiente a separarli. Il padre di Ben viveva una vita d’attese, Ben era ciò che lui aspettava.

E nei suoi libri le persone si innamorano così:

Con un misto d’orgoglio e di simpatia, Will posò una mano sulle ossute complicazioni del pallido ginocchio di Harry.

Poi ti fa immedesimare e sorridere scrivendo dialoghi come questo:

- Sono incespicato. C’erano altre persone intorno. E io, sai, non so mai bene come riprendermi quando mi capita una cosa del genere. Non riesco mai a decidere. Proseguire come se non fosse successo niente? Sorridere scuotendo il capo? Voltarsi a guardare cosa t’ha fatto cadere?

- Puoi sempre sederti a piangere sul marciapiede.

e battute come questa:

L’amore ha una brutta fama. A chi non farebbe paura dopo tutti quei film?

e questa:

Sinceramente, come hai fatto a cavartela in tutto questo tempo senza mascara impermeabile e senza umorismo?

Ho iniziato a segnarmi alcuni passaggi, così, poi verso la fine ho smesso, perché erano intere pagine.

Zoe e gli alberi, ad esempio.

La cosa sorprendente è che, anche se i temi che tratta sono tutti belli tosti (legami familiari, omosessualità, amore, dolore, morte), non è tanto quello che racconta che ti colpisce, ma come lo racconta. E come scrive Cunningham, (secondo me), è Letteratura.

E’ che a volte semplicemente ci si riconosce. Se dividi il mondo a metà sai che quella persona sta nella parte giusta. Sai che non solo ti ha vista ma ti ha pure guardata. Sai che non devi spiegare più di tanto perché ha già capito. Ma se hai voglia di raccontare ti ascolta. E se pensa che hai sbagliato te lo dice. Potrebbe essere questa, l’amicizia. Che non è poi molto diversa dall’amore. E’ che l’amore (oltre a quella faccenda del sesso) ti aspetti anche che finisca, perché fa parte del gioco. E che ti faccia stare male, perché fa parte del gioco pure quello. L’amicizia no. Detta così, pensi di avere molti più conoscenti che amici. Ma anche gli ottimi conoscenti non sono male. E’ solo che gli amici sono meglio.

Mi emoziona sempre. Ogni volta.