Saranno almeno dieci anni che non ascolto un suo disco per intero. Ultimamente mi ha fatto sorridere e ballare, e qualche volta riflettere, ma per me resterà sempre il ragazzo che una sera salì con il suo megafono e con i suoi cartelli sul palco di Sanremo, gridando compagni, amici, uniamo le voci: giustizia, progresso, adesso, adesso. E quello che cantava quante lacrime mi dai, ne dimostro di meno. Poi ha scritto testi come questo, e questo.

Ieri sera, sul palco, mi ha dato l’impressione di una persona ironica, garbata e generosa, mi ha stupito (piacevolmente) con un pezzo hard che neanche i Metallica (vabè, era per dire) e mi ha fatto fare una cosa che avrei fatto volentieri undici anni fa, e non pensavo sarei più riuscita a fare…

Ebbene sì, in piazza, con le mani alzate, ho ballato anch’io cantando “Venceremos, adelante, o victoria o muerte“!