Saranno almeno dieci anni che non ascolto un suo disco per intero. Ultimamente mi ha fatto sorridere e ballare, e qualche volta riflettere, ma per me resterà sempre il ragazzo che una sera salì con il suo megafono e con i suoi cartelli sul palco di Sanremo, gridando compagni, amici, uniamo le voci: giustizia, progresso, adesso, adesso. E quello che cantava quante lacrime mi dai, ne dimostro di meno. Poi ha scritto testi come questo, e questo.
Ieri sera, sul palco, mi ha dato l’impressione di una persona ironica, garbata e generosa, mi ha stupito (piacevolmente) con un pezzo hard che neanche i Metallica (vabè, era per dire) e mi ha fatto fare una cosa che avrei fatto volentieri undici anni fa, e non pensavo sarei più riuscita a fare…
Ebbene sì, in piazza, con le mani alzate, ho ballato anch’io cantando “Venceremos, adelante, o victoria o muerte“!

17 Settembre, 08 at 7:03
Eh eh, a volte non ci si può proprio trattenere, hai fatto bene!
L’uomo col megafono (e per di più dal palco di Sanremo) emozionò molto anche me. Non ho mai comprato suoi album ma ho sempre ascoltato volentieri le sue canzoni. Anche nelle interviste è uno che evita le affermazioni banali…
18 Settembre, 08 at 9:49
Eh sì: il potere della musica, della piazza, di certi ideali un po’ ridimensionati ma mai sopiti. La cosa davvero liberatoria non è stata ballare, ma quel “venceremos” urlato a squarciagola. Soprattutto di questi tempi…;-)
22 Settembre, 08 at 5:32
Massimo rispetto alla memoria del CHE! un hombre gigante! e il Silvestri piace anche a me, c’è sempre una nota ironica e intelligente nelle sue canzoni, mai banale. Che dire, HASTA LA VICTORIA COMPANERA!

elena