Settembre 2008


Devo ringraziare il mio amico Ugo (e suo cognato) se la mia giornata è iniziata con “Under the bridge” dei Red Hot Chili Peppers, ed è proseguita con una piacevole canzone jazz della a me sconosciuta Friedrika Stahl. Adesso sto seguendo “El viento” di Manu Chao.

Per la cronaca, questa mattina il mio mood è tra calm e dark (molto più calm che dark).

provare per credere

Io non posso ballare sulle punte,
nessuno mi ha insegnato.
Ma spesso mi pervade
un tale ardore

che se fossi esperta di balletto
esploderei in piroette
da fare impallidire la prima donna.
E la sua compagnia.

E benché non abbia una tunica di tulle
né ricci nei capelli
benché non sappia saltellare
in pubblico come gli uccelli
con la zampa in aria,

né slanciarmi in batuffoli di piume
né scivolare su ruote di neve
fino a svanire in suoni
a farmi applaudire dai presenti,

benché nessuno conosca il mio talento
ch’io qui descrivo con tanta facilità
e nessun cartellone mi faccia propaganda
qui c’è un pienone come all’Opera.

Immagini dal Bookcrossing più grande del mondo di ieri.

Oggi un po’ di relax (dedicato a farolit)
Donna sdraiata che legge - Renato Guttuso

Donna sdraiata che legge - Renato Guttuso

Reading in bed - Giovanni Boldini

Reading in bed - Giovanni Boldini

John Singer Sargent

John Singer Sargent

(…)

Azzurro di cuori e di forza,

l’azzurro di me stesso

che m’offra tra le mani la grande chiave

che violi l’infinito,

senza terrore e paura della morte, brillante d’amore e poesia

anche se il fulmine mi colpisce come un albero

e mi lascia senza foglie e senza grido

(…)

Federico García Lorca, 1920

Saranno almeno dieci anni che non ascolto un suo disco per intero. Ultimamente mi ha fatto sorridere e ballare, e qualche volta riflettere, ma per me resterà sempre il ragazzo che una sera salì con il suo megafono e con i suoi cartelli sul palco di Sanremo, gridando compagni, amici, uniamo le voci: giustizia, progresso, adesso, adesso. E quello che cantava quante lacrime mi dai, ne dimostro di meno. Poi ha scritto testi come questo, e questo.

Ieri sera, sul palco, mi ha dato l’impressione di una persona ironica, garbata e generosa, mi ha stupito (piacevolmente) con un pezzo hard che neanche i Metallica (vabè, era per dire) e mi ha fatto fare una cosa che avrei fatto volentieri undici anni fa, e non pensavo sarei più riuscita a fare…

Ebbene sì, in piazza, con le mani alzate, ho ballato anch’io cantando “Venceremos, adelante, o victoria o muerte“!

Dal 25 al 28 settembre si terrà a Roma la prima edizione di un festival che mi sembra molto interessante, dedicato alla letteratura di viaggio. L’evento sarà incentrato sul viaggio come esperienza personale e come strumento per scoprire e comprendere le altre culture, e comprenderà diverse forme di espressione come il cinema, la letteratura, il teatro, la musica e la fotografia. Diversi gli autori ospiti (ventidue) e gli appuntamenti, tra cui incontri, dibattiti, proiezioni e mostre fotografiche. Ma anche un concerto, uno spettacolo teatrale e una rassegna cinematografica. Giovedì 25 saranno di scena le fotografie e le musiche di viaggio, venerdi 26 i reportage e i documentari di viaggio, sabato 27 il racconto al femminile (web, teatro e cinema), domenica 28 si conclude con letteratura, fotografia e cinema. Il premio «Navicella d’oro» sarà consegnato alla carriera al giornalista e storico Folco Quilici, mentre il premio giornalistico «Viaggio in Italia», avrà lo scopo di far conoscere e promuovere nuove forme di turismo culturale facendo scoprire borghi dimenticati dell’Italia minore.

Buttare via i libri è un peccato. Dimenticarli in cantina (se non è una pura questione di spazio ma un incitamento alla muffa), pure. E poi ci sono i doppioni, i regali sbagliati, i libri che dopo dieci anni non hanno più niente da dirci (capita), la raccolta di classici della prozia defunta di cui non si sa che fare, i traslochi…

Già, i libri dimenticati sono un inutile spreco, un patrimonio prezioso che può fare la felicità di molti. Con questa idea, circa cinque anni fa, i Presìdi del libro di Vercelli lanciarono un appello tramite giornali e radio perché chiunque avesse in casa libri “inutilizzati” li portasse a centri di raccolta opportunamente organizzati. Incredibile… come per miracolo iniziarono ad arrivare migliaia di volumi, che furono destinati a carceri, comunità alloggio, ospedali, case di riposo e piccole biblioteche di quartiere. Un vero successo che fece germogliare un progetto un po’ folle…

Smaltita la prima ondata, la raccolta riprese infatti nello stesso modo, ma questa volta destinando i volumi alla prima edizione del Bookcrossing più grande del mondo, (che si tenne il 24 settembre 2005, in occasione della Festa del Lettore organizzata dai Presìdi del Libro in tutta Italia). L’anno successivo la seconda edizione venne organizzata quasi spontaneamente, sulla base del successo della prima: oltre 6000 volumi di ogni genere messi “in libertà”. Il regolamento del Bookcrossing vercellese è semplice: ogni libro “liberato” ha un’etichetta che ne spiega la provenienza e illustra le regole del bookcrossing (lasciare che il libro, una volta letto, continui il suo viaggio in cerca di altri lettori). Un apposito stand permette di portare i propri libri inutilizzati direttamente in piazza, e di prelevarne altrettanti. L’anno scorso, per la quarta edizione, ci sono stati ospiti come Marino Sinibaldi (il padrino di tutti i bookcrossing d’Italia!) e Laura Bosio.

Autori più o meno esordienti iniziano ad arrivare da tutta Italia per “liberare” copie dei loro libri…

La quarta edizione è in programma sabato 20, in piazza Cavour a Vercelli, dalle 10 alle 19 circa. Io ci sarò.

A ottanta miglia incontro al vento di maestro l’uomo raggiunge la città di Eufemia, dove i mercanti di sette nazioni convengono a ogni solstizio ed equinozio. La barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti per il ritorno con rotoli di mussola dorata. Ma ciò che spinge a risalire fiumi e attraversare deserti per venire fin qui non è solo lo scambio di mercanzie che ritrovi sempre le stesse in tutti i bazar dentro e fuori l’impero del Gran Kan, sparpagliate ai tuoi piedi sulle stesse stuoie gialle, all’ombra delle stesse tende scacciamosche, offerte con gli stessi ribassi di presso menzogneri. Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt’intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice – come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”, “amanti” – gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello o della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno di Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.

Sempre a proposito di musica… Eufemia è sempre stata la mia preferita tra le Città invisibili di Calvino. Rientra nelle serie de “Le città e gli scambi”. Se dovessi dare un secondo nome al blog sarebbe proprio questo: Eufemia.

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